Strutture sanitarie all'avanguardia e nuovi farmaci: così le donne vincono

Martedì, 22 Gennaio, 2019

Lo stralcio di un articolo (l'integrale al link di Repubblica on line) sull'importanza delle Breast Unit.

 

Il Tumore al seno colpisce ogni anno 52mila donne, e ne uccide più di 12 mila. Il carcinoma al seno, in Italia, è la neoplasia più diagnosticata nelle donne: per loro, un cancro maligno ogni tre (il 29%) è un tumore mammario. Ma se il trend di incidenza di questa patologia in Italia è in leggero aumento (+0,3% per anno), continua a calare in maniera significativa la mortalità (-0,8% per anno). La nuova frontiera è rappresentata da un arsenale terapeutico sempre più potente: con nuove cure personalizzate e differenziate, a seconda dei sottotipi di patologia. L’arma in più, però, può arrivare da strutture sanitarie all’avanguardia: le cosiddette Breast Unit, poli specializzati e multidisciplinari presenti al momento solo in alcune Regioni virtuose, tra le quali la Liguria. E’ questo l’appello lanciato oggi a Genova dagli oltre 200 specialisti riuniti ai Magazzini del Cotone in occasione del convegno nazionale “Back from San Antonio”: un evento nato con l’obiettivo di far conoscere agli oncologi italiani le novità emerse durante il congresso internazionale che si tiene ogni anno in Texas.

“I numeri del carcinoma al seno in Italia rendono necessaria quanto prima una reale applicazione delle direttive sulla creazione delle Breast Unit - sottolinea Lucia Del Mastro, coordinatrice della Breast Unit dell’Ospedale Policlinico San Martino di Genova e presidente del convegno - questa patologia oncologica deve essere affrontata da un team multidisciplinare e in centri che trattano ogni anno un numero sufficiente di pazienti. Non solo: le donne devono interfacciarsi solo con personale medico-sanitario specializzato. Tutto questo ancora non avviene in modo uniforme: si registrano troppe differenze tra le varie regioni. Chiediamo quindi al Ministero della Salute un intervento tempestivo”.

I NUMERI
Sono 800 mila le donne che convivono con una pregressa diagnosi di tumore, secondo “I numeri del cancro in Italia 2018” (Aiom-Airtum - Fondazione Aiom-Passi). Nel 2018 sono stati stimati circa 52.800 nuovi casi, dei quali 52.300 donne e 500 uomini. Considerando le frequenze nelle varie fasce d’età, i tumori della mammella rappresentano i più frequentemente diagnosticati tra le donne fino a 49 anni (41%), tra le 50-69enni (35%) e per le over 70 (22%). Il carcinoma mammario è la prima causa di morte oncologica per le donne nelle diverse età della vita: rappresenta infatti il 29% delle cause di morte per tumore prima dei 50 anni, il 21% tra i 50 e i 69 anni e il 14% dopo i 70. La buona notizia è che si osserva una continua tendenza alla diminuzione della mortalità (-0,8% l’anno), grazie alla diffusione dei programmi di diagnosi precoce, e ai progressi terapeutici. La sopravvivenza a cinque anni delle persone con tumore della mammella in Italia è pari all’87%.

LE NUOVE FRONTIERE TERAPEUTICHE
“Le cure stanno diventando sempre più personalizzate e differenziate a seconda dei sottotipi di malattia. - spiega Michelino De Laurentiis, direttore del Dipartimento di Senologia e Toraco-Polmonare dell’Istituto Tumori di Napoli – Nei carcinomi con recettori ormonali positivi, al congresso di San Antonio in Texas sono stati presentati i primi dati sul potenziale ruolo degli inibitori delle cicline anche nel tumore in fase precoce, e i dati sull’utilizzo di nuovi farmaci, ancora in fase di sperimentazione: gli inibitori di PI3K, in grado di potenziare l’attività della terapia antitumorale. Sempre nei tumori con recettori ormonali positivi, sono stati presentati i dati dell’analisi combinata di vari studi, effettuata dagli esperti di Oxford: che indicano il beneficio di un trattamento ormonale prolungato oltre i cinque anni nelle pazienti ad alto rischio di ricaduta. Un contributo determinante a tale analisi congiunta è stato dato dallo studio italiano GIM4: uno dei più importanti al mondo su questo argomento”.

Un nuovo fronte è quello che riguarda l’immunoterapia. “Si basa sulla stimolazione del nostro sistema immunitario – precisa Fabio Puglisi, direttore della Struttura operativa complessa di Oncologia Medica e Prevenzione Oncologica, IRCCS Centro di riferimento Oncologico di Aviano – e si è dimostrata efficace nei tumori triplo negativi”.

Per quanto riguarda le terapie biologiche, ovvero quelle cure mirate indirizzate contro le vie che controllano la crescita e la diffusione del cancro, una delle novità più significative riguarda quel 20% dei carcinomi mammari che presenta alti livelli di un recettore chiamato HER2. Per combatterli, è oggi disponibile un anticorpo monoclonale specifico, che in aggiunta alla chemioterapia riduce il rischio di ricomparsa del tumore operato. E per le forme metastatiche sono disponibili due tipi di anticorpi monoclonali anti-HER2.